Terzo settore: aumenta l’utilizzo del digitale ma senza una visione strategica

“Italia non profit”, la piattaforma dedicata al Terzo settore, ha pubblicato il report 2018 sull’impatto della trasformazione digitale attuale all’interno degli enti non profit. I risultati evidenziano molteplici difficoltà nell’utilizzo mirato e strategico delle tecnologie digitali.

Il campione, che ha partecipato alla consultazione, è stato suddiviso in “operatori interni” e “consulenti esterni” per un totale di 220 partecipanti che hanno completato il questionario, purtroppo meno della metà rispetto al totale dei partecipanti al quale era stato inviato. Gli operatori che hanno risposto al questionario sono stati in prevalenza professionisti nel settore dell’assistenza sociale e socio-sanitaria (37%) e della cooperazione internazionale ed Economia solidale (11%); con meno del 10% tutti gli altri operatori appartenenti ai diversi ambiti del Terzo settore. Dai risultati dichiarati nel report si evince chiaramente che, nonostante la diversificazione dei soggetti rispondenti al questionario e le dimensioni delle organizzazioni, vi sia un gap tra le sfide digitali e le relative competenze interne agli enti. Tra le tematiche più urgenti, evidenziate dalle risposte al questionario, la necessità di prepararsi al “Digital Fundraising” ed alle nuove forme di “Engagement.

Gli operatori interni dichiarano la loro volontà nel capire meglio il funzionamento del sistema della SEO, considerato fondamentale per la visibilità e l’arricchimento della community social. Nel dettaglio, il 55% degli operatori interni alle organizzazioni del non profit dichiarano che il “progresso digitale” avvierà un cambiamento “di grande portata” all’interno del Terzo settore e che per adeguarsi a tali trasformazioni sarebbero disposti a collaborare con il “management” per poter incoraggiare gli investimenti nel digitale e nelle competenze attinenti. Tra gli ostacoli relativi alle capacità nell’affrontare le sfide del mondo digitale, si evidenzia la mancanza di fondi (40%) e la mancanza di competenze professionali adeguate (37%). Infine, tra gli strumenti digitali valutati positivamente in termini di valorizzazione all’interno delle organizzazioni, vi sono l’utilizzo dei social media mentre all’ultimo posto, con il 2% di valutazione positiva, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale e della machine learning.

I consulenti esterni impiegati nelle organizzazioni del Terzo settore, nel 27% dei casi, notano un buon adeguamento delle realtà no profit per le quali lavorano, nel fronteggiare la dinamicità dei cambiamenti digitali, pur confermando l’assenza di una reale e palese strategia utile per la loro crescita. Tra le motivazioni che frenano tale sviluppo ritorna “la mancanza di competenze specifiche” secondo l’opinione del 47% dei professionisti esterni, mentre il 43% crede che gli enti del Terzo settore considerino non prioritarie le sfide relative al digitale e ciò rallenta l’investimento nel settore ICT. In conclusione, i liberi professionisti esprimono fortemente il desiderio di lavorare al fianco di Enti che sappiano sviluppare le competenze digitali (82%) quale elemento imprescindibile per il loro sviluppo professionale.

Stando alle sfide europee relative alla digitalizzazione, anche le associazioni del Terzo settore si confermano in ritardo come il resto delle istituzioni italiane in tema di accrescimento delle competenze digitali ed utilizzo di piattaforme e strumenti tecnologiche ad hoc per la valorizzazione del lavoro e dell’economia.

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