Regioni e Recovery Plan: dentro o fuori?

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In occasione della sessione plenaria di febbraio del Comitato Europeo delle Regioni (CdR), i rappresentanti regionali hanno avuto modo di discutere del ruolo delle regioni nel piano europeo di ripresa con Ana Paula Zacaias, sottosegretaria di Stato per gli Affari europei del governo portoghese, subentrato all’inizio di quest’anno alla guida del semestre europeo di presidenza del Consiglio UE.

Il ruolo delle regioni europee nei piani di ripresa

I rappresentanti del CdR hanno lamentato il mancato coinvolgimento delle regioni nella definizione dei Recovery Plan nazionali, come evidenziato dai risultati della recente consultazione condotta dal CdR in collaborazione con il Consiglio delle Città e dei Comuni d’Europa. Tale consultazione ha raccolto le opinioni e le esperienze di 25 organizzazioni rappresentative di una varietà di livelli di governo subnazionali in 19 Stati membri. Nel complesso, le risposte alla consultazione suggeriscono che solo una minoranza di Stati membri consulta i propri enti locali e regionali nella preparazione del Recovery Plan e che un numero ancora minore accoglie effettivamente i loro contributi.

Durante il dibattito della sessione plenaria, è stata sottolineata da entrambe le parti la necessità di una maggiore partecipazione degli enti locali, visto il ruolo che hanno ricoperto e continuano a ricoprire nella gestione della crisi sanitaria ed economica. Ana Paula Zacarias ha dichiarato che “La pandemia ha evidenziato che i leader locali e regionali sono le forze trainanti delle comunità locali e svolgono un ruolo chiave nella risposta alla crisi. La loro vicinanza ai cittadini e la loro comprensione sul campo della realtà sono di vitale importanza per garantire che l’Europa superi questi tempi difficili in uno spirito di solidarietà e senza lasciare indietro nessuno”.

Già lo scorso 3 dicembre, 24 regioni europee hanno inviato una lettera ai vertici dell’UE in cui chiedevano “a tutti i responsabili delle decisioni di riconoscere il valore aggiunto del territorio per l’agenda di ripresa. In linea con il principio di sussidiarietà, le regioni dovrebbero partecipare alle discussioni dell’UE sulla ripresa al massimo livello”. Un vero e proprio appello ai leader politici delle istituzioni UE e degli Stati membri affinché includano attivamente le regioni nella progettazione e realizzazione del Recovery ed intervengano direttamente a livello regionale.

E in Italia?

In Italia la lettera ha visto l’adesione delle regioni Lazio ed Emilia-Romagna. Lo stesso Stefano Bonaccini, governatore dell’Emilia Romagna, nonché presidente della Conferenza Stato-Regioni, ha espresso in prima persona preoccupazioni in merito, dichiarando che: “nessun governo, neppure il migliore del mondo, è in grado di mettere a terra 209 miliardi di euro in sei anni se non c’è il contributo e la collaborazione con le Regioni, e non c’è nessuna Regione da sola, senza una strategia nazionale, che possa fare la stessa cosa”. A tale proposito bisogna considerare che la ripresa ha a disposizione anche un altro importante strumento, il REACT-EU, destinato proprio alle regioni, e che rappresenta pertanto un’ulteriore opportunità di rilancio ed investimento per il futuro se gestito in maniera coordinata tra il governo centrale e i territori.

La bozza del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza presentata a gennaio dal Governo Conte è ancora un documento ben lungi dall’essere un piano integrato per il futuro del paese e sarà il dossier più importante sul tavolo del prossimo governo. Un buon segnale nella prospettiva di una governance multilivello del Recovery Plan è arrivato dallincontro tra il Presidente del Consiglio incaricato Mario Draghi e i rappresentanti degli enti locali del 10 febbraio. La delegazione, composta dai presidenti Stefano Bonaccini per le Regioni, Antonio Decaro per l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, e Michele De Pascale per l’Unione Province Italiane, si è detta soddisfatta per un incontro che “non era scontato” e che ha quindi avuto una “forte valenza sia simbolica che sostanziale”.