Quando i muri diventano realtà

Muri in Europa

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9 novembre 1989. Germania. Una data indimenticabile, una speranza che si riaccende nel cuore di tutti i cittadini d’Europa. È il giorno in cui il muro di 156 km che separava la Germania Ovest dalla Germania Est iniziò a sgretolarsi sotto i colpi di scalpelli e martelli di numerosi cittadini che, dopo anni di segregazione, potevano finalmente riabbracciare il parente o l’amico al di là del muro. La sua costruzione iniziò nel 1961 da parte della Germania Est, la quale affermava che tale muro avrebbe dovuto proteggere i propri cittadini da un’aggressione fascista, mentre la Germania Ovest lo sostenne con lo scopo di contenere il più possibile l’ondata comunista che si era man mano allargata dopo la seconda guerra mondiale. Si trattava di una vera e propria barriera invalicabile, protetta da torri di guardia con cecchini, bunker e fossati anticarro, tuttavia ciò non impedì a numerosi coraggiosi di tentare il superamento, provando a raggiungere coloro da cui erano stati brutalmente allontanati. In circa 28 anni di esistenza del muro persero la vita in tale modo circa 239 persone della Germania Est, mentre circa 5.000 riuscirono ad attraversalo dalla Germania ovest.

Il 23 agosto del 1989 iniziarono i primi segni di cedimento. L’Ungheria abolì le sue restrizioni al confine con l’Austria, permettendo così a numerosi tedeschi dell’Est di rifugiarsi in Ungheria. Furono però i disordini insorti nell’autunno dello stesso anno a condurre alla reale caduta del muro. Accadde che durante una conferenza pubblica del partito socialista della Repubblica Democratica Tedesca, si apprese  la notizia che con adeguati permessi di viaggio era possibile per i berlinesi dell’est attraversare il muro, da quel momento fu il delirio. Decine di migliaia di berlinesi dell’est si precipitarono al muro pretendendo di attraversarlo, le guardie di confine colte di sorpresa e in numero inferiore, non poterono fare altro che aprire i varchi e permettere l’attraversamento.

Oggi quel muro è diventato un pezzo di storia, ma solo quel muro, perché purtroppo da quella storia è stato appreso poco. Oggi nel mondo sono presenti  17 muri, 5 dei quali in Europa, sembra quasi un film di fantascienza, ma sfortunatamente è realtà.

Il primo in ordine cronologico è la ‘Barriera di separazione’ di Ceuta e Melilla, due diverse barriere tra la Spagna e il Marocco, costruite intorno  al 1900, della lunghezza di 8km e 12km, aventi lo scopo di ostacolare l’immigrazione illegale e il contrabbando verso le due enclavi spagnole, tutt’oggi ancora erette.

Nel 1969, sorse la ‘Linea di pace’ in Irlanda, che divise la città di Belfast in un’area cattolica e in una protestante. Tale linea corrisponde a vari muri di diversa lunghezza, edificati durante le fasi più recenti del conflitto nord-irlandese, oggi divenuti luoghi di attrazione turistica.

Vi è poi la ‘Linea Verde’ che separa la Cipro greca dalla Cipro turca, costruita nel 1974 e istituita dall’ONU per mettere fine al conflitto interno all’isola, lungo i confini del ‘cessate il fuoco’ per circa 300 km.

Con il passare degli anni però, invece di ridursi, le costruzioni continuano ad aumentare, arrivando fino agli anni 2000. Proprio nel 2014, la Bulgaria, paese membro dell’Unione Europea, ha costruito una barriera di 30km al confine con la Turchia, per non permettere l’accesso ai suoi confini alle migliaia di persone che tentavano di fuggire dai numerosi conflitti che affliggevano e tutt’ora affliggono il Medio Oriente, seppure tra i valori impressi nella Carta dei diritti Fondamentali dell’Unione Europea (il cui 10° anniversario ricorrerà il 1 dicembre 2019), vi è quello di garantire asilo e protezione a coloro che fuggono da persecuzioni o danni gravi nel proprio paese.

Non ci si ferma qui, per il medesimo motivo, l’anno successivo, 2015, proprio l’Ungheria, che per prima si mobilitò concedendo ‘permessi di viaggio’ durante la fine degli anni ’80 e ora governata da un partito della destra nazionalista, ha innalzato una recinzione metallica alta 3,5 metri e lunga 175 km, con aggiunta di filo spinato e lamette, lungo il confine con la Serbia. Il Governo ungherese ha giustificato tale decisione affermando, in completa autonomia, che l’Ue non stava sostenendo adeguatamente i propri paesi membri per far fronte alla crisi migratoria.

Conosciute ora le varie ‘divisioni’ europee, come si può credere che “la storia insegni”? Ancora troppe volte, quando il confine nazionale viene attraversato non da ricchi magnati del petrolio o grandi imprenditori, ma da coloro che richiedono rifugio e protezione e che hanno perso tutto, anche la loro dignità, non conta quanto essi rischino, quanti km percorreranno a piedi nudi, o quante ore rimarranno in balia delle onde, ma si alzeranno ancora muri, si chiuderanno porti e si violerà il principio di uguaglianza e mutuo soccorso. Allora non rimane altro da fare agli uomini e alle donne d’oggi,  che dimostrare ognuno nel proprio piccolo l’accoglienza e la solidarietà, e forse l’unione di molteplici piccoli voci produrrà un’eco tale da essere ascoltata anche dai potenti della terra.

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