Il mondo in cui viviamo

Steve Curtis
Storie di Steve Cutts

 

I Webby Awards, gli Oscar del web, premiano ogni anno i migliori siti web di tutto il mondo e, giunti alla ventunesima edizione, quest’anno hanno presentato nei diversi ambiti in concorso, una molteplicità di opere di enorme interesse.

Una tra queste è, per la categoria “Film & Video – Animaton”, “Are you lost in the world like me?” di Steve Cutts. In questa sezione vengono presentati cartoni originali, motion graphics, illustrazioni e immagini d’animazione digitale premiate su Internet. Molti ancora non conoscono Steve Cutts, animatore e illustratore inglese di grande talento, intuizione e capacità di critica. Nonostante l’uso, irrinunciabile, delle più moderne tecniche digitali, come Adobe After Effects, Toon Boom Harmony, Photoshop, Cinema 4D e Manga Studio, con cui realizza le sue opere, il suo stile è ispirato ai cartoons degli anni ’30 e ’40, rivisitati per dare vita a moderni fumetti e romanzi a fumetto. Dopo una collaborazione con la nota agenzia inglese Glue Isobar, per la quale ha lavorato a numerosi progetti digitali pubblicitari per varie compagnie mondiali come Coca Cola, Google, Sony e Toyota, ha preferito iniziare una carriera da free lance e nel 2012 ha ideato e pubblicato sul web un corto a cartoni di soli 3 minuti e 37 secondi intitolato “Man”. In poco più di 3 minuti sono condensate le scelte sconsiderate dell’Uomo moderno. Problemi ambientali, la distruzione della fauna selvatica, gli allevamenti intensivi, la deforestazione, l’uso di sostanze tossiche, lo sfruttamento di tutto ciò che esiste sulla Terra visto e vissuto dall’Uomo come qualcosa che gli spetta di diritto e che va preso con violenza e senza alcun rispetto del mondo naturale che lo circonda. Ma la denuncia di Steve Cutts non si ferma al 2012. Va avanti, osservando attentamente la società abbrutita del nostro tempo. Va avanti e in rete le sue vignette vengono visualizzate da migliaia di persone, che vedono, ascoltano e condividono. Nel 2014 pubblica un altro corto, 5 minuti e 8 secondi: “The Walk Home”, la storia del travagliato viaggio di un ragazzo attraverso le strade buie e violente di un’ostile città in cui gente armata, senza più identità e coscienza, picchia e uccide altra gente. Sono molti altri i corti realizzati in questi anni, anche prendendo in prestito personaggi di film o cartoni, come i Simpsons. “Are you lost in the world like me”, realizzato nel 2016 e scelto per i Webby Awards 2017, è un’opera matura, che racconta la solitudine di un ragazzo, ritrovatosi suo malgrado a vivere in una città in cui la maggior parte delle persone, letteralmente ipnotizzate e chine sul proprio smartphone, non si accorgono di ciò che realmente gli accade intorno. Atteggiamenti di bullismo, aggressività, violenza di genere contro i più indifesi, tutto passa senza alcuna consapevolezza di ciò che accade. La depressione di una ragazza che si suicida da un grattacielo è notata solo in virtù di foto da scattare e pubblicare sui social, chirurgia plastica per essere chi non si è, la scelta del partner sulla base soltanto del suo aspetto fisico, un neonato lasciato solo sul pavimento mentre i genitori, non curanti, in ospedale, si scattano delle foto, un camion di animali in condizioni bestiali pronto per andare al macello, una donna depressa e trasandata che si scatta selfie per sembrare curata e felice, un’immensa montagna di immondizia dovuta al consumismo, un’altra donna in atteggiamento compiaciuto che scatta un selfie mentre sullo sfondo un palazzo va in fiamme, gli occhi del protagonista , persi nel caos di una società che gli si muove intorno, che gli balla intorno totalmente assopita, con eventi che vorrebbe contrastare e fermare, ma per cui non ha il coraggio, infine il tentativo disperato di scuotere e risvegliare gli animi e le menti di chi gli sta vicino per cambiare il corso delle cose e l’inutilità e lo scoramento nel riconoscere l’impossibilità dell’impresa. Il corto termina con una prospettiva dall’alto, che vede tutti muoversi in direzione di uno strapiombo, dove cadono senza accorgersene, perché troppo intendi a guardare lo smartphone. La musica di Tiersen  che accompagna, dalla parte opposta , un sole al tramonto eppure raggiante, che allunga i suoi tentacoli luminosi come a dire che forse c’è ancora un barlume di speranza.