La leadership dell’Ue sul tema della disabilità: luci e ombre

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Gli interventi normativi in materia di disabilità

L’Ue è all’avanguardia nella protezione dei diritti delle persone disabili, come dimostrano le sue normative sempre più inclusive. Esemplare è l’adozione nel marzo di quest’anno da parte della Commissione europea della Strategia sui diritti delle persone con disabilità 2021-2030, i cui obiettivi sono l’accessibilità e la partecipazione attiva al processo democratico; vita dignitosa ed autonoma, protezione sociale e non discriminazione sul luogo di lavoro; parità d’accesso a sanità, occupazione, trasporto pubblico e alloggi, nonché la continuazione del progetto pilota sulla tessera europea d’invalidità, che prevede il riconoscimento reciproco delle disabilità tra alcuni paesi dell’UE.

La strategia europea sulla disabilità ha anche permesso di avviare alcune iniziative concrete. Tra queste rientrano i programmi di scambio Erasmus+ e l’Atto europeo sull’accessibilità, volto ad uniformare i requisiti di accessibilità delle legislazioni degli Stati membri, stimolare l’innovazione ed incentivare il mercato di beni e servizi accessibili aumentando appalti pubblici dedicati.

L’impegno Ue risale già agli anni 70, quando è stato elaborato il primo Programma di azione per l’integrazione occupazionale e sociale delle persone portatrici di handicap, seguito nel 1996 dalla Strategia della Comunità europea nei confronti dei disabili, che si impegnava a identificare e rimuovere i vari ostacoli alla parità di opportunità.

La Direttiva 2000/78/CE, completata dal Piano di azione europeo sulla disabilità (2004-2010), ha poi esplicitamente vietato la discriminazione diretta ed indiretta e le molestie in ragione della disabilità sul lavoro, imponendo l’adozione di accomodamenti ragionevoli.

Nel 2010 l’Unione europea ha infine ratificato la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità (UNCRPD), entrata in vigore nel 2011. Si è così sviluppata la Strategia europea sulla disabilità 2010-2020 che si prefiggeva di eliminare le barriere alla partecipazione dei disabili alla vita sociale, culturale ed economica, in linea con il piano Europa 2020, teso a sostenere una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva.

Sfide ed obiettivi

Nonostante l’impegno Ue, su 87 milioni di persone disabili il 50,8% tra i 20 e i 64 anni è disoccupato e il 28,4% è a rischio di povertà o esclusione sociale. Secondo il Forum Europeo sulla Disabilità, ciò è causato dalla mancanza di dialogo e coinvolgimento delle organizzazioni di persone con disabilità agli alti livelli decisionali.

Altrettanto importante è la stima di circa 1,5 milioni di persone nell’UE che vivono ancora in istituti per via della loro condizione, benché gli investimenti nell’assistenza istituzionale siano vietati. 

Per quanto riguarda la libertà di movimento, inoltre, i programmi di scambio europeo Erasmus+ rappresentano certo un progresso, ma presentano due ostacoli. Il primo è il basso numero di aderenze (solo 9 Stati membri) alla carta di disabilità dell’UE, che consentirebbe alle persone con disabilità di far riconoscere la propria disabilità in diversi Stati membri. In secondo luogo, i giovani con disabilità sono sottorappresentati nei programmi dell’UE per la gioventù come i programmi di mobilità come Erasmus +, dove meno del 2,5% sono partecipanti con disabilità.

Alla luce delle lacune sottolineate, l’UE potrebbe istituire un’unità specificamente dedicata alla CRPD e un piano europeo per coordinare l’attuazione della stessa, che consideri misure di attenuazione e di ripresa rispetto alle sfide poste dalla pandemia covid-19.