La “Bussola strategica”: la difesa comune europea tra ambizione ed incertezza

bussola strategica

Di una difesa comune europea si parla da anni, da decenni a dire il vero. La bozza della “Bussola strategica” (Strategic Compass), preparata dall’Alto Rappresentate UE per la Politica Estera Josep Borell e al momento discussa dai governi e dagli ufficiali militari dei singoli stati membri, non è altro che il tassello di un mosaico che da tempo preme per la realizzazione di una vera e propria forza militare europea.

Un progetto che viene da lontano

La prima proposta in questo senso venne fatta addirittura nel 1952 con la Comunità Europea di Difesa. La CED avrebbe dovuto dar vita a una forza militare europea centralizzata, ma per via della mancata ratifica del trattato da parte della Francia non vide mai la luce. Un successivo tentativo venne fatto nel 1999 al Consiglio di Helsinki con la proposta di un esercito costituito da ben 60.000 soldati, anche in questo caso l’iniziativa cadde nel nulla. 

Ad oggi, il sistema europeo di difesa si costruisce attorno alla Politica di sicurezza e difesa comune, come revisionata dal Trattato di Lisbona del 2009. È in particolare l’art. 42 del TUE (Trattato sull’Unione Europea) a fornire la base giuridica per l’azione dell’UE in materia di difesa, stabilendo le condizioni e i termini secondo cui le istituzioni europee devono agire. 

In questo momento, l’Unione ha a disposizione due diversi gruppi di intervento militare: i Gruppi tattici dell’UE o EU Battlegroups, contingenti militari di reazione rapida composti da circa 1500 uomini sotto il diretto comando del Consiglio dell’UE (ancora mai utilizzati dalla loro istituzione a causa di divergenze politiche); gli Eurocorpi o Eurocorps, una forza multinazionale a disposizione dell’UE e della Nato. Tuttavia, entrambi questi gruppi militari non rappresentano una forza armata sovranazionale soggetta esclusivamente agli interessi generali dell’UE. Perciò, non sono uno strumento efficace per garantire all’Unione di perseguire una politica estera incisiva.

I recenti sviluppi

Secondo molti commentatori, la crisi attualmente in atto al confine tra Polonia e Bielorussia e in particolare, fra gli altri recenti avvenimenti, il caotico ritiro delle truppe occidentali dall’Afghanistan hanno reso evidente agli alti funzionari europei quanto l’Unione sia debole nello scacchiere geopolitico internazionale e hanno rinvigorito la spinta verso il rafforzamento del sistema di difesa comunitario. La bozza della “Bussola strategica” è quindi ora più che mai al centro degli interessi degli Stati membri.

Il documento ha l’obiettivo di porre le basi per rendere operativo, entro il 2025, un esercito di risposta rapida da almeno 5 mila uomini, costituito da contingenti di terra, aria e mare. Già a partire dal 2023 dovrebbero invece iniziare le esercitazioni militari. Inoltre, la Bussola pone l’attenzione sulla prevenzione degli attacchi cibernetici, aspirando ad attivare la Joint Cyber Unit già nel corso del prossimo anno. L’insieme di queste iniziative dovrebbe permettere all’Unione Europea di migliorare il suo peso nelle missioni estere e assicurare un più altro livello di difesa dei cittadini europei. Borell ha però chiarito che questo progetto non ha intenzione di sovrapporsi né sostituirsi alla NATO, vuole al contrario porsi in collaborazione con essa e sostenerne l’azione.

Uno scenario futuro incerto

La “Bussola strategica”, per quanto trovi la sua origine proprio nel desiderio di colmare le lacune nel campo della difesa collettiva, rischia di avere gli stessi limiti che hanno condannato all’inutilità i Battlegroups. Come fa notare Limes, questo documento non produrrà un vero esercito europeo. Il contingente di cinque mila uomini di cui si discute non è oggettivamente sufficiente per portare avanti grandi operazioni, ma potrà essere utilizzato solo per manovre di supporto o per portare avanti operazioni marginali. Per quanto riguarda poi l’effettiva capacità d’azione, molto dipenderà da quanta autonomia i paesi membri si accorderanno di concedere a questo nuovo organismo

Sebbene quindi da una parte il futuro del progetto è al momento ancora avvolto in una nebbia di incertezza, dall’altra potrebbe rivelarsi un ottimo traguardo iniziale per l’UE, se le carte venissero giocate al meglio delle possibilità. Borell sembra molto determinato a portare avanti la Bussola e ha dichiarato che da qui a marzo presenterà “altre due bozze che includeranno i risultati dei gruppi di lavoro” e che “l’impegno è arrivare all’approvazione al consiglio di marzo”.

Adesso non resta che vedere come si svilupperà la questione nei prossimi cruciali mesi: se gli interessi politici dei singoli paesi prevarranno o se si riuscirà effettivamente ad arrivare ad un valido accordo comune.