(In)azione climatica: Francia condannata

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Nel 2018 Greenpeace Francia, Oxfam Francia, la Nicolas Hulot Fondation e Notre Affaire à Tous hanno raccolto 2,3 milioni di firme nella petizione intitolata L’affaire du siècle, un appello all’amministrazione Macron affinché si facesse di più per il taglio alle emissioni di CO2 e per la lotta al cambiamento climatico.

L’affaire du siècle è stata la petizione di giustizia climatica più firmata in Francia e, a causa delle risposte insufficienti del governo, ha condotto alla deposizione presso il tribunale amministrativo di Parigi di un ricorso contro lo Stato, il 14 marzo 2019. Le quattro ONG richiedevano che lo Stato fosse obbligato al rispetto dell’Accordo di Parigi sul clima in termini di riduzione delle emissioni di gas serra.

Il primo Stato condannato per inazione climatica

La sentenza del 3 febbraio 2021 ha stabilito la responsabilità climatica di uno Stato dinanzi ad un giudice per la prima volta nella storia: la Francia, infatti, è stata dichiarata colpevole di “inazione climatica”, non avendo intrapreso azioni sufficienti per combattere i cambiamenti climatici. Il tribunale ha inoltre constatato la gravità della crisi climatica e l’esistenza del cosiddetto danno ecologico derivante. La condanna consiste nel pagamento simbolico di un euro alle associazioni, come danno morale causato dall’inerzia dell’amministrazione Macron.

A 5 anni dall’Accordo di Parigi sui Cambiamenti Climatici che stabilisce un quadro globale per evitare gravi cambiamenti climatici, limitando il riscaldamento al di sotto dei 2°C (obiettivo stabilizzato ad 1,5°C nel 2018), e punta a rafforzare le capacità dei paesi di fronteggiare l’impatto dei cambiamenti climatici, l’Unione Europea si posiziona tra gli Stati che raggiungeranno i 3 gradi entro la fine di questo secolo, in mancanza di un calo di emissioni.

La Francia, in particolar modo, si era impegnata a ridurre le proprie emissioni del 40% entro il 2030 rispetto al livello 1990 e a raggiungere la neutralità di carbonio entro il 2050, nel contesto del Quadro 2030 per il clima e l’energia. La Francia ha visto un calo delle emissioni dello 0,9% tra il 2018 e il 2019, mentre sarebbe necessario un calo dell’1,5% annuo fino al 2025 e del 3% per gli anni successivi per il raggiungimento dell’obiettivo. La condanna per inazione climatica è giunta proprio a causa dell’inadempienza dello Stato francese nel mantenere l’impegno di provvedere a politiche pubbliche che consentano di raggiungere gli obiettivi prefissati.

Un risultato epocale

La sentenza è già storia: essa, infatti, permetterà alle vittime dirette dei cambiamenti climatici di richiedere un risarcimento e di imputare la responsabilità allo Stato. Inoltre, a seguito della decisione del tribunale, graverà sulle spalle della nazione francese una pressione senza precedenti: l’amministrazione dovrà, infatti, agire in maniera attiva e decisa contro la crisi climatica. Nel frattempo, il tribunale si è riservato la possibilità di indagare per ulteriori due mesi sulla possibilità di prendere misure specifiche per indurre lo Stato francese a rispettare i propri obiettivi. Si attende per questo una nuova sentenza in primavera, ma, per il momento, si è registrata già una grande vittoria ed un passo importante nel diritto internazionale.