Il progetto PEMB ha studiato alcune cause dietro diffusione di notizie false

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I media esercitano una grande influenza sulle opinioni dei cittadini e sulle loro intenzioni di voto. Vi è perciò una crescente preoccupazione riguardo alla capacità di manipolazione dei media. Il progetto “The Political Economy of Media Bias” (PEMB), finanziato dall’UE e coordinato dall’Università degli Studi di Trento, utilizza “nuove tecniche sperimentali e di teoria dei giochi per determinare l’influenza dei media sugli esiti elettorali e politici”. Ciò dovrebbe aiutare politici e giornalisti nell’affrontare le tematiche legate alla falsificazione delle informazioni.

Federico Vaccari, coordinatore del progetto PEMB, ha riscontrato che una concorrenza maggiore non porta necessariamente a vantaggi informativi, bensì i suoi studi suggeriscono che la concorrenza mediatica può aumentare gli sforzi per tentare di condizionare i cittadini. «Si tratta del lato oscuro della concorrenza: le organizzazioni mediatiche competono per persuadere gli elettori», aggiunge.

Il progetto PEMB ha perciò evidenziato come in questo settore le forze concorrenziali non sempre garantiscano l’affiorare della verità. «Ciò contribuisce a chiarire il motivo per cui le notizie false perdurano e per cui gli interventi politici tesi a sradicare le notizie false possono concorrere a una diffusione maggiore della disinformazione», osserva. «Inoltre, la concorrenza nel settore dell’informazione non implica che gli elettori riceveranno informazioni di qualità superiore.»