Il NO del Parlamento Europeo alla violazione dei diritti umani in Egitto

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Abdel Fattah Al-Sisi, è un nome ormai largamente conosciuto in Europa e nel mondo. È il nome dell’attuale Presidente della Repubblica egiziana, il cui mandato presidenziale, secondo la Risoluzione del 18 dicembre 2020 del Parlamento Europeo ha causato un aumento delle violazioni dei diritti umani in Egitto.

La situazione dei diritti umani in Egitto

Nel testo approvato dall’Eurocamera si legge infatti che “la situazione dei diritti umani in Egitto ha continuato ad aggravarsi, dal momento che le autorità hanno intensificato la repressione nei confronti della società civile, dei difensori dei diritti umani, degli operatori sanitari, dei giornalisti, dei membri dell’opposizione, del mondo accademico e degli avvocati, e continuano a reprimere brutalmente e sistematicamente qualsiasi forma di dissenso, compromettendo in tal modo le libertà fondamentali, in particolare le libertà di espressione, sia online che offline, e di associazione e riunione, il pluralismo politico, il diritto alla partecipazione agli affari pubblici e lo Stato di diritto”.

La risoluzione fa riferimento a numerose violazioni accertate, infatti, “secondo le organizzazioni della società civile, nel 2020 l’Egitto ha eseguito almeno 110 condanne a morte, 66 delle quali hanno avuto luogo a partire dal 3 ottobre 2020, il che significa che negli ultimi due mesi sono state giustiziate più persone che nell’intero 2019; che almeno 39 persone sono a rischio di un’esecuzione imminente; che tali condanne sarebbero state pronunciate a seguito di processi palesemente iniqui, viziati da “confessioni” forzate e altre gravi violazioni dei diritti umani, tra cui torture e sparizioni forzate”.

Il Parlamento Europeo chiede all’Unione Europea, con 434 voti favorevoli (49 contrari e 202 astensioni), che vengano istituite delle indagini indipendenti e trasparenti riguardo tutte le violazioni dei diritti umani in Egitto, per assicurare che i vari responsabili ne rispondano e che soprattutto l’Unione Europea si avvalga di tutti gli strumenti di cui dispone per dare un’adeguata risposta alle violazioni dei diritti umani, tra cui la possibilità di adottare misure restrittive nei confronti dei diretti responsabili.

Inoltre, il Parlamento Europeo richiede ai Paesi membri UE di astenersi dal riconoscimento di leader politici conosciuti per aver violato i diritti umani.

Giulio, Patrick e le richieste del PE

Il Parlamento Europeo nella Risoluzione del 18 dicembre 2020, pone l’accento sul caso di Giulio Regeni, ricercatore italiano ucciso in Egitto nel 2016 e su Patrick George Zaky, attivista egiziano e studente dell’università di Bologna, arrestato all’aeroporto del Cairo il 7 febbraio 2020 e accusato, tra l’altro, di diffusione di propaganda sovversiva, istigazione alla protesta e istigazione al terrorismo. Entrambi vittime di violenze, torture e soprusi da parte delle forze d’ordine egiziane.

All’interno della risoluzione gli eurodeputati sono intransigenti:

  • deplorano la decisione di non scarcerazione di Patrick George Zaky, il cui ordine di detenzione è stato prorogato, il 6 dicembre 2020, di altri 45 giorni e chiede la liberazione immediata e incondizionata di Zaki e il ritiro di tutte le accuse a suo carico;
  • ribadiscono la richiesta di liberazione immediata e incondizionata delle persone detenute arbitrariamente e condannate per aver svolto le loro attività legittime e pacifiche a sostengo dei diritti umani;
  • invitano le autorità egiziane a garantire livelli adeguati del trattamento dei detenuti al fine di soddisfare le condizioni stabilite nel “Corpus di principi per la tutela di tutte le persone sottoposte a una qualsiasi forma di detenzione o di reclusione“, adottato dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite con la risoluzione 43/173 del 9 dicembre 1988, secondo cui, in attesa della scarcerazione, alle persone in oggetto è consentito pieno accesso alle loro famiglie, agli avvocati di loro scelta e a cure mediche adeguate e devono essere svolte indagini credibili su eventuali accuse di maltrattamento o tortura;
  • deplorano l’aumento delle esecuzioni in Egitto e respingono il ricorso alla pena capitale;
  • deplorano il tentativo delle autorità egiziane di fuorviare e ostacolare i progressi nelle indagini sul rapimento, sulle torture e sull’omicidio del ricercatore italiano Giulio Regeni nel 2016.

Il ruolo dell’Unione Europea

Non bisogna dimenticare che l’Unione Europea è il primo partner economico dell’Egitto, nonché la fonte primaria di investimento estero del paese, con cui sono stati sottoscritti numerosi partenariati di intesa volti a rafforzare la cooperazione, soprattutto in materia di sicurezza, lotta al terrorismo e riforma del sistema giudiziario, e tale ruolo garantirebbe all’UE la possibilità e la forza di influenzare le autorità egiziane e di ottenere una maggiore collaborazione.

A questo punto una domanda sorge spontanea, quanto valgono i diritti umani? E quanto questi sono in grado di influenzare accordi politici ed economici?

In teoria l’Unione Europea, per il ruolo che ricopre a livello mondiale e con l’Egitto, avrebbe tutti i motivi e i ‘poteri’ di influenzare il sistema egiziano, ma staremo a vedere come si svilupperanno le relazioni.

Certamente si tratta di una risoluzione che fa ben sperare, e che sicuramente fa sentire un po’ meno sola l’Italia, la famiglia di Giulio e la famiglia di Patrick, nella battaglia per la tutela dei diritti umani.

Nel frattempo non smetteremo mai di gridare “VERITA’ PER GIULIO REGENI E LIBERTA’ PER PATRICK ZAKY”!