Emergenze dentro l’emergenza: il COVID-19 non lascia nessuno escluso, ma la società forse si

Emergenze dentro l’emergenza

L’emergenza causata dalla diffusione del Covid-19 ci ha costretti a riflettere su tutto ciò che di sbagliato e insano c’era all’interno delle nostre società e, ancor di più, ci ha posti di fronte all’evidenza che in una situazione come questa siamo tutti vulnerabili al contagio e anche tutti uguali… ma siamo sicuri che sia davvero così?

In realtà ciò che è emerso in questi giorni nel nostro Paese, così come anche nel resto del mondo, è che quando scoppia un’emergenza di questa portata le disuguaglianze presenti all’interno delle nostre società si rendono ancora più evidenti, mostrando tutta la fragilità delle fondamenta su cui si reggeva il sistema di prevenzione, assistenza e accoglienza. Il dover restare chiusi dentro casa, al riparo da un possibile contagio, non è possibile per tutti e, anche laddove lo fosse, non sempre rappresenta una sicurezza, così come non ci permette di far fronte a tutte quelle situazioni di difficoltà presenti all’interno delle nostre abitazioni, dove spesso è necessario l’aiuto e il supporto di terzi.

Dallo scoppio dell’emergenza infatti sono state migliaia le richieste di aiuto da parte delle famiglie con persone disabili o da parte delle strutture che se ne occupano: serve più attenzione nei confronti di chi è più debole, sono necessari piani di emergenza e prevenzione che tutelino sia loro, sia gli operatori che lavorano giorno per giorno al loro fianco. Così come è necessario prevedere un piano di intervento che preveda un’intesa e un coordinamento tra enti pubblici, personale specializzato e le famiglie che, se lasciate sole, non riescono a gestire le situazioni di difficoltà dovute al fatto che al loro interno vive una persona con disabilità o non autosufficiente.

C’è poi un’altra emergenza dentro l’emergenza: la convivenza forzata può trasformarsi in una trappola per tante donne che ormai da settimane, chiuse in casa, sono costrette a dover affrontare violenze di ogni genere dai propri mariti e compagni. Per rispondere ad un fenomeno che in una situazione del genere potrebbe solo acuirsi, Fondazione con il Sud ha lanciato la campagna #NonTiLasciamoSola, un’iniziativa per rassicurare tutte le donne in difficoltà che i centri antiviolenza sono al loro fianco, pronti a rispondere alle numerose richieste di aiuto. Inoltre, dalle telefonate che arrivano ai centri anti violenza è emerso che sta cambiando il tipo di richieste di aiuto: c’è chi, mentre i propri mariti o compagni escono per fare la spesa, approfitta delle poche ore a disposizione per denunciare situazioni di maltrattamenti e abusi e chi invece, provando a sopravvivere, chiede consigli sul come gestire la convivenza, cercando di trovare strategie di controllo e difesa nel caso di escalation della violenza.

Ma le situazioni di difficoltà non si esauriscono qui. L’emergenza da Covid-19 si è diffusa anche all’interno dei centri di accoglienza dei migranti, in cui sono completamente assenti misure di prevenzione e assistenza per rispondere tempestivamente a dei veri e propri focolai incontrollati. La campagna #Ioaccolgo ha sostenuto l’iniziativa del Tavolo Asilo rivolta al Governo e al Parlamento che ha presentato un documento di proposte per chiedere di considerare le vite degli stranieri. Le richieste sono chiare: bisogna salvaguardare il diritto alla salute e alla cura dei migranti, rendendo così più sicuro il Paese per tutti, senza fare distinzioni. L’attenzione è rivolta sia agli operatori che lavorano nei centri, sia alle persone ospitate, sia a coloro che sono stati espulsi dal sistema di accoglienza: tutti hanno diritto ad essere messi in sicurezza.

Insomma, il quadro sociale dell’emergenza non è affatto positivo e ci pone di fronte all’evidenza che i diritti e le pari opportunità ad oggi, nel nostro Paese, sono ancora ben lontani dal traguardo dell’uguaglianza sociale in tutte le sue sfaccettature. E dunque dobbiamo ripartire proprio da una crisi come questa: bisogna lavorare e investire molto tempo e denaro per non favorire l’emergere di nuove disuguaglianze, per evitare che vi siano ulteriori sentimenti di rabbia e indignazione e soprattutto per favorire, e non ridurre, la coesione sociale.