Covid-19: Cosa misura l’indicatore di “eccesso di mortalità”?

eccesso di mortalità

L’“eccesso di mortalità” è un indicatore che esamina levoluzione del numero di decessi avvenuti ogni mese nei paesi dell’UE rispetto a una cosiddetta “linea di base”. Quest’ultima consiste nel numero medio di decessi per un determinato mese nei quattro anni dal 2016 al 2019. Il picco di decessi aggiuntivi in Europa durante la crisi pandemica di COVID-19 è stato registrato tra marzo e aprile, con un aumento del 25,1% rispetto alla media dello stesso mese nel periodo 2016-2019.

Più di recente, un’altra impennata legata alla pandemia di COVID-19 è iniziata tra agosto e settembre, con l’indicatore di “mortalità in eccesso” nell’UE che ha raggiunto l’8,1% a settembre, il 17,4% a ottobre e il 40,4% a novembre 2020. Compressivamente sono circa 415.000 i decessi aggiuntivi che si sono verificati nell’Unione europea tra gennaio e novembre 2020, rispetto allo stesso periodo nel 2016-2019.

Variazione dei picchi dell’epidemia negli Stati membri

Durante il primo picco di mortalità, nell’aprile 2020, tre paesi hanno superato il 50% di mortalità in eccesso: Spagna (+79,4%), Belgio (+73,9%) e Paesi Bassi (+53,6%). Altri tre paesi hanno superato un aumento della mortalità del 35% ad aprile, vale a dire l’Italia (+41,5% sebbene il suo aumento più elevato fosse già avvenuto a marzo: +49,4%), Svezia (+38,3%) e Francia (+36,4%). Ad aprile, il Lussemburgo ha registrato un livello di mortalità in eccesso del +18,9%, la Germania +9,1% e l’Austria +11,0%. Tuttavia, vale la pena notare che diversi paesi hanno avuto il loro picco di mortalità in altri mesi: Malta (+ 16,7%) a marzo, Cipro (+25,4%) a maggio, Lituania (+8,3%) e Slovenia (+9,1%) a giugno e Portogallo (+25,3%) a luglio. In tutti questi paesi, un periodo relativamente stabile (rispetto al valore di riferimento 2016-2019) ha seguito l’elevato aumento della mortalità in primavera.

Più di recente, un secondo forte aumento della mortalità in eccesso si è verificato nella maggior parte degli Stati membri, anche in quelli non particolarmente interessati dai picchi primaverili. A partire da settembre, la ripresa si è rafforzata e generalizzata, raggiungendo nuovi picchi a novembre, con tassi decisamente elevati in Bulgaria (95,7%), Polonia (97,2%), Slovenia (91,0%), Cechia (76,8%), Romania (63,5% ) e Ungheria (56,8%). Tra i paesi dell’UE già fortemente colpiti in primavera, l’eccesso di mortalità era ancora elevato, a novembre, in Belgio (59,0%), Italia (49,5%), Austria (47,9%), Malta (37,5%), Francia (31,1% ) e Spagna (27,5%).

Criticità dell’indice di mortalità in eccesso

Va sottolineato che, sebbene l’aumento sostanziale dei decessi coincida con l’aumento dei casi di COVID-19 in ciascun paese, l’indicatore non discrimina tra le cause di morte e non rileva le differenze tra i sessi e le classi di età.

Quindi l’indicatore di “eccesso di mortalità” cattura i decessi per COVID-19 che non sono stati correttamente diagnosticati e riportati, così come i decessi per altre cause che possono essere attribuite alla condizione di crisi generale. Inoltre tiene conto della parziale assenza di decessi per altre cause come incidenti che non si sono verificati a causa, ad esempio, delle limitazioni al pendolarismo o agli spostamenti durante i periodi di blocco.

Pertanto, l’indicatore di mortalità in eccesso richiama l’attenzione sull’entità della crisi sanitaria fornendo un confronto completo dei decessi aggiuntivi tra i paesi europei senza tener conto delle cause. Infatti, mentre la comparabilità internazionale dei dati direttamente associati al COVID-19 può ancora essere discutibile a causa di possibili diverse regole di classificazione delle malattie/cause di morte e problemi di copertura, questo approccio fornisce una misura generale dell’impatto sulla mortalità della pandemia di COVID-19 perché include tutte le morti indipendentemente dalle loro cause.

In conclusione, l’indicatore è una misura più completa dell’impatto totale della pandemia sui decessi e dati aggregati della mortalità mensile in eccesso sono sufficientemente tempestivi per dimostrare l’impatto dell’attuale epidemia di COVID-19.