Azione dei governi, occupazione e lotta alle disuguaglianze: le tre chiavi per la crescita dell’Africa

La Commissione dell’Unione Africana e il Centro per lo Sviluppo dell’OCSE hanno presentato ad Addis Abeba, quartier generale della Commissione, una relazione congiunta in cui si analizzano le possibili strategie da implementare in Africa per affrontare le imminenti sfide socio-economiche legate al processo di sviluppo degli ultimi anni.

Africa’s Development Dynamics 2018 , il primo rapporto economico annuale pubblicato dalla Commissione UA dalla sua creazione, indica l’andamento favorevole dei prezzi delle materie prime, la forte domanda interna, i progressi ottenuti nell’implementazione di politiche macroeconomiche e l’attuazione di strategie per la diversificazione delle economie nazionali come i principali motori della recente crescita che si prevede raggiungerà il 4% su base annua tra il 2018 e il 2020.

Questo costante sviluppo, che posiziona l’Africa al secondo posto dietro l’Asia tra le regioni con il maggior tasso di crescita, non è stato però accompagnato a politiche occupazionali e di investimento pubblico capaci di trasferire la ricchezza alla popolazione e migliorare la qualità della vita dei cittadini africani: 282  milioni di persone sono impiegate in lavori precari e il 35% della popolazione africana, circa 395 milioni di persone, si trova ancora in condizioni di estrema povertà.

Un punto critico della crescita africana è quello della disparità nelle performance economiche a livello nazionale. Le regioni dell’Africa Orientale, ad esempio, hanno goduto di una forte e costante crescita economica grazie alle caratteristiche della loro economia, più differenziata rispetto a quella delle altre regioni del continente. Queste regioni inoltre, insieme a quelle dell’Africa Occidentale, sono state le più efficaci nel combattere la povertà estrema che è  scesa, rispettivamente, di 23 e 12 punti percentuali nel periodo dal 1990 al 2013. Dal lato opposto le regioni dell’Africa Centrale hanno visto il proprio tasso di occupazione calare dal fin dal 2015.

Le soluzioni individuate dal report sono essenzialmente legate all’implementazione di politiche strutturali da parte dei governi nazionali che possano coinvolgere la partecipazione economica di cittadini e stakeholder, un approccio regionale allo sviluppo e un coordinamento intersettoriale efficace dell’azione di governo.